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A BARI NASCE LA SCUOLA DI OPEN SOURCE

Una scuola di formazione, FabLab, incubatore, spazio di coworking e coliving, tutto insieme: sarà La Scuola Open Source, progetto barese vincitore del bando nazionale cheFare e che partirà probabilmente nel marzo 2016 a Bari. Il premio cheFare, dedicato a idee di innovazione sociale e culturale ha messo in palio 50 mila euro ciascuno per i tre vincitori (votati da una giuria tecnica tra 40 finalisti). I soldi, in questo caso, serviranno per coprire le spese della sede – sono in trattative per diversi spazi, sarà comunque a Bari – e le prime attività. Secondo il business plan presentato, per l’avvio servono 70 mila euro. Il finanziamento arriverà da partner pubblici e privati e dalle quote di associazione.
Hackerspace notturno
12020071_10207434608879316_559833562_oLa scuola sarà sostanzialmente l’unione di quattro cose diverse: uno «spazio dedicato all’innovazione, sociale e tecnologica, dove svolgere didattica e ricerca»; un hackerspace; un centro di promozione del riuso, un FabLab (le officine dei makers, gli «artigiani digitali» che lavorano principalmente con le stampanti 3d e i piccoli robot creati grazie alla schede modello Arduino). Una delle tante definizioni proposte è : «un centro dedicato all’innovazione, sociale e tecnologica, dove svolgere didattica e ricerca, aperto a persone con interessi comuni per favorire l’incontro, la socializzazione e la collaborazione». Sarà aperto 24 ore su 24, e non è escluso che i partecipanti possano anche dormirci. Gli ideatori di eventuali progetti nati nella scuola – per esempio tra i docenti e i partecipanti ai corsi – stipuleranno «un contratto etico» in cui sarà chiesto di «restare nello spazio e sviluppare lì il loro progetto d’impresa». Gli iscritti, nel tesseramento, si impegneranno con un «gentlemen’s agreement a preservare, mantenere accessibile e, se possibile, migliorare» lo spazio. «I modelli di riferimento che sfidiamo – ha spiegato Alessandro Tartaglia, 32 anni, tra i promotori – sono la mitica scuola Bauhaus, la fabbrica di Adriano Olivetti e la comunità di Roycroft». Il progetto è nato da una squadra composta da agenzie di comunicazione e marketing, design e comunità di “makers” pugliesi: FF3300, Barimakers, Social Key, 3D NEST e Nefula, oltre a XYLAB, un laboratorio realizzato nel 2013 e 2014. Il gruppo è composto da ingegneri, programmatori, progettisti, psicologi, linguisti, artisti, project manager, maker e hacker.

Visionari coraggiosi
Queste le motivazioni della giuria di cheFare, composta da Marco Rossi Doria, Alessia Maccaferri, Andrea Lissoni, 12020071_10207434608879316_559833562_oAnnamaria Testa: «Si tratta di una proposta solida, coraggiosa, visionaria, ed è espressione di molte anime e competenze che possono dare una spinta importante all’evoluzione di un territorio difficile. Attiva e integra reti locali e reti internazionali, la componente di ricerca e quella di impresa, di educazione e formazione, e di coesione sociale, mantenendo un focus forte sull’apprendimento. È proiettata nel futuro, con solide radici nel territorio e nel saper fare».

fonte: CorriereInnovazione

Emily Casciaro
Giornalista, amo la comunicazione in tutte le sue forme, mi piace sempre apprendere cose nuove con grande curiosità. Preferisco lavorare in squadra, anche se tiro fuori le unghie quando è necessario. Mi occupo di uffici stampa e social media, ma la tv resta il mio primo amore...
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