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Dalla tradizione al mercato globale: il successo di “Cangiari” sulle passerelle internazionali

Può una sola impresa salvare dall’oblìo l’antica arte delle tessitrici calabresi, creare decine di posti di lavoro e contemporaneamente promuovere la produzione di abbigliamento etico ed eco sostenibile? A quanto pare sì. È il caso di “Cangiari”, marchio calabrese di moda eco-etica di fascia alta, che si sta imponendo nel panorama nazionale, nel 2017 ha presentato una collezione di abiti da sposa a Milano ed  ha fatto capolino negli showroom di Parigi e New York.

“Cangiari” (che in calabrese vuol dire “cambiare”) per non cambiare: evolversi per non morire, guardare al futuro per non perdere il legame con il passato, usando la tradizione come spinta, facendo della memoria il più ricco dei fattori produttivi e della storia il migliore dei know how.

Sì perché, come abbiamo accennato, questo marchio nasce proprio dalla volontà di recuperare, impedendone la totale estinzione, l’antica arte delle tessitrici calabresi, le majistre, maestre dalle mani velocissime e dalla mente affollata di nenie e canti per ricordare l’ordine dei fili da intrecciare (fino a 1800 fili di ordito), la trama da far comparire come una magia. Quei canti sono codici, sequenze di numeri che svelano i segreti di disegni straordinari e ricami minuscoli, precisi, unici. Una volta venivano tramandati di madre in figlia, oggi le tessitrici di “Cangiari” le trascrivono su carta, con un complesso lavoro di ascolto e “traduzione” delle indicazioni delle poche majistre rimaste.

Un lavoro che però vale il prezzo della fatica: i tessuti realizzati dalla casa di moda calabrese sono di bellezza straordinaria e nascondono l’inestimabile ricchezza che dona il lavoro artigianale, basti pensare che per realizzare un metro lineare di tessuto, largo 80 centimetri, servono da tre a sei ore di lavoro.

“Cangiari” nasce in seno a un gruppo coperativo (Goel) che nasce nel 2003 e raccoglie numerose imprese sociali della Locride e della Piana di Gioia Tauro, oggi (dati del 2015) conta su un fatturato da 6,5 milioni di euro, 200 dipendenti e collaboratori per una produzione di 5300 capi. Numeri che oggi rendono orgogliosi quanti ci hanno creduto dall’inizio e soprattutto le vecchie majistre reggine che oggi vedono i tessuti creati con il loro sapere rendere felici donne e spose di tutto il mondo.

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