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L’orgoglio arcobaleno colora il profondo Sud: in più di duemila sfilano per il Gay Pride di Cosenza

Il travestimento è la chiave di lettura di questo Pride, di questa manifestazione e della sua gente. Il travestimento è l’essenza di questa giornata, ma anche il modo in cui spesso le persone che ieri hanno marciato per i propri diritti si sentono libere: attraverso il gioco, la finzione, la maschera, il trucco. Travestiti da donna, uomo, icona gay, da altre persone o da se stessi, hanno sfilato in massa, facendo propria una città arroventata da un clima assurdo, eppure presente, viva. Sì perché anche Cosenza si è travestita, si è ritrovata, si è spogliata e ri-vestita, tra-vestita da città europea, colta, accogliente. Bella. Così l’ha definita una delle organizzatrici della manifestazione, Carla Monteforte, giornalista e blogger, attivista per i diritti della comunità LGBT.

Per iniziare, una sola parola per descrivere questo Pride.

Ovviamente: spettacolare.

Quando si tratta di manifestazioni “divisive” è sempre battaglia dei numeri il giorno dopo. Lei ha collaborato con il comitato di attivisti e militanti che questa manifestazione l’ha organizzata ed è stata nel cuore degli eventi in ogni momento. Quanti eravate? E soprattutto, eravate abbastanza?

Per quanto riguarda i numeri si parla di 2 mila presenze. C’è chi dice 3 mila, a dire il vero, ma anche se fossimo stati in 5 sarebbe stato abbastanza per iniziare. Anche perché chi c’era ha portato con sé tutta la sua energia. E grandi sorrisi.

Che tipo di persone partecipa ai Pride, che gente c’era ieri a Cosenza?

Ai Pride partecipa di tutto, dalle mamme alle drag, professionisti, bambini. Chiunque abbia una coscienza. Chi non si arrende.

Come vivono le persone omosessuali al Sud, in Calabria nel 2017?

Qualcosa è cambiato negli ultimi 16 anni che sono gli anni di EOS, il primo Arcigay calabrese. Ma ancora c’è molto da fare. C’è chi vive la propria identità nella paura e nella clandestinità. Ieri siamo scesi in piazza anche per dare coraggio a queste persone. Purtroppo poi non mancano gli episodi di omo-trans fobia. Proprio ieri mentre noi festeggiavamo il nostro Pride a Catanzaro un ragazzo è stato cacciato via da un locale per un bacio al proprio compagno, pare che il buttafuori avesse paura delle reazioni degli avventori del posto. I veri scandali sono questi, non i boa di struzzo.

I vostri detrattori vi contestano principalmente una presunta tendenza ad ostentare, “noi non sbandieriamo le nostre preferenze sessuali, le nostre scelte di vita” dicono. Perché per la comunità LGBT è importante fare e far sapere, manifestare, marciare, mostrare? Perché c’è ancora bisogno dei Pride?

C’è bisogno dei Pride perché chi vive nella paura non si senta più solo. C’è bisogno dei Pride perché l’omosessualità è ancora considerata un crimine in 73 paesi del mondo, punita con la pena di morte in alcuni. C’è bisogno dei Pride perché ci sono cittadini come noi che non hanno i nostri stessi diritti e ciò li rende cittadini di seconda serie. C’è bisogno dei Pride perché estendere i diritti a tutti non solo non mortifica i nostri di diritti ma rende la società più bella, più civile e più vivibile.

Quali sono oggi i bisogni più urgenti delle coppie omosessuali e delle loro famiglie?

Una legge che tuteli le famiglie arcobaleno, in particolare i minori che, pur avendo due genitori, per la legge italiana, sono figli di uno solo dei due e ciò significa che hanno metà dei diritti dei loro coetanei; questo è inaccettabile. Ieri sul mio carro c’erano 3 di questi bambini e la loro gioia è stata la cosa più emozionante di questa festa che di emozioni ce ne ha regalate a valanghe. A questi bambini abbiamo fatto una promessa: noi non li abbandoneremo mai. E non lo faremo.

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