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La capsula del tempo esiste e consegna al futuro il grande cinema italiano. Grazie a Infinity, al freddo polare e a una brillante donna del sud

Pensate a una scatola di latta, sotterrata ai piedi di un albero nel bel mezzo di un campo, zeppa di foglietti, giochi, piccoli utensili, qualche foto, magari un’audiocassetta o un cd, oggetti che rappresentano un’epoca, una generazione, un gruppo, testimonianze di un qui e ora irripetibile e perciò preziosissimo, che non si vorrebbe mai lasciare andare, mai perdere. Cose che fanno (anche se forse sarebbe più esatto dire facevano) i ragazzini ma rappresentano la comune, adulta, umanissima, aspirazione a resistere al passare del tempo, quella volontà incrollabile che ci fa tentare l’intentabile, osare l’azzardo più grande: sopravvivere (con le idee, i valori, i sentimenti, l’arte) alla morte.

Adesso ripensate a tutto questo ma molto più in “grande”: la scatola è una tecnologia avanzatissima che conserva dati per centinaia di anni, il campo con l’albero che ricorda il punto esatto è il posto abitato più freddo della terra, le isole Svalbard, territorio norvegese; fogli, oggetti, fotografie sono un’opera d’arte cinematografica italiana appena restaurata “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores.

I “ragazzini” che hanno realizzato questo sogno sono quelli di Infinity, il primo servizio di streaming on demand in Italia.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Cristina Lupi, Communication and brand manager di Infinity, calabrese di Cosenza, per saperne di più.

Innanzitutto una curiosità, siete i primi a consegnare ai posteri una pellicola cinematografica?

Possiamo dire di essere la prima (e unica) piattaforma video streaming al mondo ad averlo fatto! Altri enti, fondazioni, aziende, università (da ogni angolo del mondo) hanno consegnato al freddo delle Svalbard e alla tecnologia Piql documenti e manoscritti di inestimabile valore, e in passato, anche capolavori iconografici, come l’Urlo di Munch, sono stati affidati a questo preziosissimo deposito della memoria globale.

Noi stiamo parlando di arte, del sogno di una capsula del tempo che diventa realtà. Ma, a parte la straordinaria idea di assicurare a un prodotto intellettuale (praticamente) l’eternità, quello che è più impressionante qui è l’aspetto tecnico, pratico dell’iniziativa. Il freddo polare e la tecnologia Piql, ci vuole spiegare come questi due elementi hanno reso realtà la vostra ambizione?

Questa azienda norvegese (Piql) ha brevettato una tecnologia straordinaria che consente di digitalizzare e conservare praticamente qualsiasi cosa, su un supporto fisico (che poi è “semplicemente” un tipo particolare di pellicola) e mantenendo i dati off line (dunque in un modo totalmente controcorrente rispetto alle attuali tendenze di archiviazione) così i dati possono essere lasciati “in pace” per secoli (a meno che non vi si voglia accedere) senza necessità di migrazioni periodiche, come invece vuole la prassi dell’archiviazione per esempio sui cloud storage. Il freddo artico fa il resto della magia: le Svalbard (dove sorge l’Arctic World Archive, il centro che ospita le pellicole) sono un luogo unico per diverse ragioni, si trovano in un luogo remoto (eppure abitato), demilitarizzato e circondato da ghiacci perenni. È facile comprendere perché il clima artico sia ideale per la conservazione a lungo termine della pellicola, ma in un posto come questo i dati archiviati sono al sicuro anche da guerre, calamità naturali, disastri.

La filmografia italiana è piena di capolavori, come avete scelto “il film”, quello che potrebbe rappresentarci agli occhi dei nostri posteri? Perché “Mediterraneo”?

Noi di Infinity crediamo che il cinema sia una delle più grandi forme di narrazione esistenti. E Mediterraneo è un ottimo esempio di raffinata narrazione cinematografica; ha fatto ciò che il cinema fa al suo meglio, trascendere i confini, permeare le culture e creare il dialogo. Mediterraneo è la storia di persone che si uniscono come comunità e trovano terreno comune in tempo di guerra (la Seconda Guerra Mondiale). Abbiamo restaurato questo film anche in 4k e ci siamo impegnati a presentarlo nuovamente ai nostri clienti. Infine abbiamo deciso di consegnarlo alle prossime generazioni, conservandolo nel modo più sicuro possibile e per il maggior tempo possibile.

Infinity è votata alla valorizzazione del cinema, in particolare italiano, lo fa ad esempio portando avanti progetti di restauro, quindi abbiamo pensato che Mediterraneo fosse l’esempio perfetto, proprio perché lo avevamo appena restaurato e in più per il senso profondo di comunità e fratellanza insito nel film. Un bel messaggio da lasciare in una capsula del tempo, non credete?

Il futuro è un vostro “pallino”. Infinity è una bella realtà italiana che si sta facendo spazio in un ambito emergente, come lo streaming on demand, che però vede già consolidate alcune tendenze. Cosa vi rende diversi dagli altri? Come gestite i repentini cambiamenti di gusti e abitudini degli amanti delle serie tv e del cinema? E come intercettate le nuove tendenze? Insomma, come restate in contatto con il futuro?

Intercettiamo le abitudini di consumo degli utenti proprio servendoci della tecnologia, più precisamente di un motore di raccomandazione che attraverso algoritmi “impara” dalle abitudini di visione delle persone affinché possiamo proporgli il contenuto più giusto, in linea con gusti e abitudini.

Il mercato OTT (over the top n.d.r.) è fluido, noi crediamo di poter essere la scelta più giusta – e magari anche complementare ad altri servizi – perché abbiamo un catalogo cinema molto ampio. E crediamo che il cinema abbia il potere di raccontare grandi storie a tutti, in maniera trasversale

Lei è calabrese, a Cosenza ha frequentato il Liceo classico, poi ha iniziato la sua “emigrazione” già con l’università, a Perugia. Poi Roma, adesso Milano, con un percorso professionale che l’ha portata fino al polo Nord con questa iniziativa straordinaria. Cosa porta del suo essere meridionale nel suo lavoro? Cosa la aiuta, cosa la intralcia? Cosa la distingue?

Dicono che noi calabresi siamo caparbi e passionali. Beh, caparbietà e passione per questo lavoro mi hanno aiutato sempre! E forse in qualche caso mi hanno intralciato anche: come tutte le caratteristiche troppo marcate, sono la nostra fortuna e la nostra condanna. In ogni caso sono in nostro marchio di fabbrica, nel bene e nel male!

 

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